Un dossier dell’AfD rivela divisioni interne: “Se vuoi la guerra, l’avrai!”

Da: Hessenschau, di Wolfgang Türk | Leggi sul sito |

Dietro le quinte, un’aspra guerra di trincea infuria nella gruppo parlamentare del’ AfD. I “misfatti” dei parlamentari raccolti in un dossier . Un parlamentare lamenta un trattamento da parte del partito “in stile Corea del Nord”.
Nel dossier si legge, come note su un registro di classe, a proposito di Rolf Kahnt: “A pranzo si è comportato in modo irrispettoso nei confronti del cameriere”. Solo che Kahnt non è un alunno alla fine di una gita scolastica, ma un insegnante in pensione di 75 anni, il più anziano membro del parlamento dell’Assia. E che la nota non viene dalla scuola, ma dalla fazione di Kahnt: l’AfD.
La voce su di lui è contenuto in questo dossier di molte pagine intitolato “Condotta scorretta, Rolf Kahnt, dal 18 maggio 2020”. Le carte – “solo per uso interno” – sono disponibili per la dirigenza di partito.
Questo dossier documenta come un leader di partito e un deputato si possano rapidamente allontanare fino a scatenare un’amara faida, come il gruppo parlamentare raccolga materiale incriminante contro i suoi membri, e cosa succede all’interno dell’Afd nel Land dell’Assia.

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Nel riprogettare il Paese questa volta non si dimentichi l’emigrazione italiana

di Rodolfo Ricci *

Pubblicato il 09/06/2020 su Emigrazione Notizie

di Rodolfo Ricci*

Nelle diverse occasioni di uscita dalle crisi che hanno sconvolto l’Italia fin dalla sua unità, l’emigrazione è stata una delle variabili centrali: nel senso – molto negativo – di usarla come un decongestionante, come una sorta di antinfiammatorio, agevolandola e addirittura di incentivandola in modo mirato. E’ avvenuto alla fine dell’800 e all’inizio del ‘900 e, ancora in modo esplicito, nel secondo dopoguerra, quando si invitarono le masse inoccupate e contadine a “imparare una lingua e andare all’estero”.

Forse in pochi lo ricordano, ma anche a ridosso del nostro presente, la cosa si è di nuovo ripetuta, solo 8 anni fa, con il messaggio lanciato ai giovani italiani da Mario Monti, in sede di investitura a Presidente del Consiglio, “a prepararsi ad una nuova mobilità nazionale ed internazionale”. Cosa che anche questa volta è puntualmente avvenuta, portando all’estero, nell’arco di un decennio quasi 2 milioni di persone e un altro milione dal sud al nord.

Sugli effetti di questo ultimo esodo si è parlato poco e talvolta a sproposito, individuandone la novità nella brillantezza dei “cervelli in fuga” e coniando perfino nuovi termini sostitutivi dell’antiquata “emigrazione”, con la libera mobilità degli “expat”.

Ma sempre di emigrazione si è trattato, a rinverdire quella antica caratteristica del sistema Italia a non sapere valorizzare al suo interno la risorsa fondamentale: il lavoro e l’intelligenza delle persone in generale e quella delle nuove esuberanti generazioni in particolare.

Carlo Levi in un famoso discorso al Senato di 50 anni fa, diceva che si trattava di una questione strutturale, legata all’arretratezza del nostro capitalismo e delle sue classi dirigenti istituzionali e politiche le quali, piuttosto che modificare in senso progressivo la struttura di classe del paese per un sviluppo più giusto e equilibrato, preferiva far evacuare fuori dal meridione e all’estero ciò che considerava sovrabbondanza di popolazione, senza neanche darsi la briga di calcolare la perdita di patrimonio umano di questa scelta che, solo nell’ultimo decennio, è ammontata a svariate decine di miliardi di Euro all’anno ed ha comportato una flessione del Pil, l’accelerazione del decremento demografico e i paralleli ed ovvi vantaggi strutturali per le aree e i paesi di arrivo dei nostri nuovi emigrati, con i quali noi dovremmo “competere”.

Ora, con l’ennesima crisi targata Covid-19, da più parti, con diversa accentuazione e sensibilità e anche con vari equilibrismi e una certa confusione, si prova a ripensare tutto. Forse si tratta dell’ultima chance o, comunque, i termini di uscita da questa ennesima crisi definiranno il profilo da ora fino al 2050.

E’ da auspicare con forza che questa volta venga messa da parte definitivamente l’obsoleta soluzione di lasciare partire la gente, sia perché, come abbiamo visto, le decine di migliaia di medici e infermieri che abbiamo in silenzio lasciato emigrare verso l’Inghilterra o la Germania negli ultimi 15 anni sarebbe bene che restino o tornino da noi, sia perché, per il nuovo sviluppo orientato ad un new green deal ecologicamente sostenibile, abbiamo bisogno dei ricercatori (che abbiamo formato a nostre spese in tanti settori), sia perché le start-up e tutto il ventaglio di nuova imprenditoria è bene che nasca e si sviluppi e crei lavoro sul suolo natio, sia infine, perché è fuori da ogni ragionevole luogo che laureati e diplomati nostrani vadano a sperimentare il precariato oltre confine contribuendo, tra l’altro, al dumping sociale sul costo del lavoro su cui è costruita la ossessiva dinamica competitiva tra sistemi produttivi, in Europa come altrove.

Per quanto riguarda l’Europa di Schengen, vale la pena ricordare, a scanso di equivoci, che “la libera circolazione” è libera se non è forzata ed unidirezionale, altrimenti è una frottola bella e buona.

L’invito è dunque quello di valutare la questione emigratoria all’interno di ogni passo per il “rilancio” che si farà con il decisivo intervento (era ora e speriamo) di programmazione dello Stato nelle sue varie articolazioni.

La crisi da coronavirus ha costretto a tornare in Italia o nelle regioni di origine decine di migliaia di giovani che hanno perso il lavoro che avevano nelle regioni del nord o all’estero. Sarebbe il caso di conoscere il numero complessivo (alcune stime parlano di oltre 100 mila persone rientrate nei tre mesi di lock down), visto che soltanto in Calabria sembra che ne siano tornati almeno in 20mila. E’ utile ricordare, tanto per fornire un elemento di confronto, che al 1° gennaio 2019, secondo l’Istat, la popolazione residente in Calabria è di 1,95 milioni, mentre i calabresi all’estero sono 413 mila. In Sicilia, su 5 milioni di residenti, abbiamo 768 mila siciliani all’estero.

Dal 2008 al 2017, sempre secondo Istat/Aire, si sono trasferiti nel centro-nord quasi un milione di persone, con un saldo negativo di – 430 mila persone. Invece verso l’estero sono partite 750 mila persone, con un saldo netto negativo di circa – 417 mila persone. Secondo diversi istituti di ricerca e associazioni dell’emigrazione che hanno fatto una media ponderata tra i dati Istat e i dati di accesso registrati dai maggiori paesi di emigrazione, la parte che va all’estero è invece tra il doppio e le tre volte il dato italiano. In questo caso il saldo negativo verso l’estero, negli anni indicati, sarebbe tra 1 e 1,25 milioni.

Sarebbe dunque molto opportuno che né i pochi rientrati, né altri, siano costretti a ripartire, ma che abbiano la possibilità di trovare occasioni di lavoro immediato e dignitoso nei luoghi di origine.

Le Consulte Regionali dell’Emigrazione dovrebbero attivarsi immediatamente per porre la questione e svolgere la loro funzione istituzionale prevista dalle diverse legislazioni regionali.

Ed è da auspicare che gli stessi emigrati che stanno tornando si organizzino per rappresentare in autonomia i loro bisogni e i loro diritti all’interno dei movimenti che, un po’ dovunque, chiedono un cambio di passo delle politiche sociali e di sviluppo locale.

Poi c’è il versante di coloro che all’estero sono rimasti: dei 60 milioni di italiani, secondo i dati delle anagrafi consolari 6 milioni sono stanzialmente all’estero. Solo 15 anni fa erano 3 milioni. Ma poi vi sono anche quelli non registrati nelle cancellazioni di residenza che, come accennato, sono un altro milione e più.

Stiamo parlando dunque di oltre il 10% della nostra popolazione, in possesso di cittadinanza. Si tratta di una regione fuori confine, seconda solo alla Lombardia per dimensioni, ma con vincoli forti e stabili con l’Italia, semplicemente perché sono italiani.

Cosa si fa, come si coinvolge questa presenza diffusa ai quattro angoli del pianeta nella riprogettazione del paese? Non si tratta forse di una occasione straordinaria per la costruzione di moderne ed efficaci relazioni, di mutuo e reciproco riconoscimento di diritti e di potenzialità che possono essere messe in campo?

In campo dove? si dirà…: intanto al sud, intanto nelle ubique aree interne di tutto lo stivale, in via di avanzato spopolamento, intanto nella promozione di un modello di turismo sostenibile, del made in Italy in generale, nel sostegno all’export delle piccole e medie imprese, delle produzioni locali e tipiche, insomma, in ogni ambito di relazioni internazionali in cui il sistema Paese, le sue regioni, le sue aree svantaggiate, dovranno necessariamente esercitarsi.

E come si fa? con quali soldi? visto che dobbiamo prepararci di nuovo ad essere parsimoniosi e attenti. Su questo vorrei essere più netto: coinvolgere seriamente l’emigrazione italiana in queste politiche e misure attive, costa una frazione di quanto costa ampliare le prerogative di tanti carrozzoni onnicomprensivi o di altri da mettere in piedi per alimentare, magari, spartizioni e clientele. Qui le istituzioni e burocrazie centrali e regionali dovrebbero fare attenzione: hanno a disposizione un patrimonio multiculturale di giovani generazioni italiane che è pronto a diventare un attore del rilancio del paese. Ed hanno anche un’occasione: quella di mettersi alla prova su efficienza e ottimizzazione di una quota di spesa pubblica evitando di spendere in modo ridondante e inopportuno, oppure in modo insufficiente, visto che da decenni non riusciamo a spendere la quota che ci spetta di Fondi comunitari…

E con chi si ragiona su tutto ciò? Questi 6 o 7 milioni di italiani all’estero hanno le loro rappresentanze, dimenticate o ignorate da tempo, ma ce le hanno: quelle nazionali e quelle regionali. E poi hanno le loro organizzazioni, nazionali e regionali, che in tempi più sensati degli attuali sono state quantomeno audite. Ecco, almeno riprendetevi il tempo di ascoltarle. Potreste scoprire, o riscoprire, cose dimenticate o completamente ignorate. Nella permanente miopia, per usare un eufemismo, che ha caratterizzato oltre un secolo di mediocre storia nazionale.

*) Segr. FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione), Vice Seg. del CGIE

Germania, lo stato toglierà ai genitori i bambini senza certificato anti-Covid?

Debunking: traduciamo la circolare originale

Egregi Signore e Signori,
Cari genitori,

Nella lettera ai genitori dell’8 maggio Vi ho contattato e Vi ho spiegato i nuovi passi da compiere per tornare ad aprire a ciclo ridotto le scuole materne, elementari e le scuole differenziali per le classi dalla 1 alla 4. Questo permetterà ai nostri figli di tornare a scuola. Nel frattempo, molti genitori si sono rivolti a noi sia con richieste di più ampia apertura delle scuole, sia con altre preoccupazioni. Potete essere certi che accoglieremo e valuteremo ogni suggerimento, ogni richiesta, ma anche le preoccupazioni che sono state sollevate.

La pandemia di Corona continuerà ad affliggerci per molti mesi a venire. Dovremo soppesare le varie opzioni più e più volte. Ciò riguarda anche una recente decisione del Tribunale amministrativo di Lipsia. Genitori di un alunno di 7 anni di una scuola elementare di Lipsia nel Freistaat della Sassonia si sono rivolti a quell’istante con procedura d’urgenza contro l’apertura della scuola elementare. La decisione del Tribunale amministrativo di Lipsia riguarda solo il singolo alunno in qualità di richiedente e ha effetto solo per lui e per la scuola elementare interessata.

Sono sincero nell’ammettere che mi rammarico per questa decisione. Tuttavia, la faremo esaminare dal Tribunale amministrativo superiore. Ciononostante, restiamo fedeli alla nostra decisione di aprire le scuole. Tuttavia, inizialmente lasceremo ai genitori degli alunni delle scuole elementari e degli alunni delle classi elementari o inferiori delle scuole differenziali fino al 5 giugno 2020 l’opzione di decidere se i loro figli rispetteranno i loro obblighi scolastici obbligatori frequentando le lezioni di frequenza a scuola o studiando a casa. Così facendo, rispettiamo sia la decisione del Tribunale amministrativo di Lipsia che gli interessi degli alunni delle scuole elementari. Continuiamo a credere che il nostro concetto di riapertura della scuola sia un modo adeguato per attuare il controllo delle infezioni in modo appropriato all’età. In questo modo, rispettiamo il diritto sancito dei bambini a partecipare e ad essere educati. Non vogliamo che i bambini in particolare vengano penalizzati.

I bambini in età scolare non sono in grado di rispettare le regole sulla distanza per tutta la giornata scolastica. Per questo motivo è un prerequisito per l’apertura delle scuole che gli alunni delle diverse classi non si mescolino tra loro. Questo concetto di classi fisse ha lo scopo di contribuire al tracciamento delle catene infettive in caso di contagio. Un ulteriore prerequisito è la conferma dello stato di salute. I bambini possono frequentare le lezioni solo se né loro stessi né i membri della famiglia presentano sintomi della malattia di Covid. Sappiamo che le norme che devono essere applicate sono molto severe.
Troverete le informazioni corrispondenti nell’allegato.

Per Voi genitori questo significa lavoro supplementare a causa delle nuove procedure.
Tuttavia, Vi preghiamo di contribuire a far sì che queste siano rigorosamente rispettate. Lo dobbiamo alla tutela della salute dell’intera comunità scolastica. Per i Vostri figli, ma anche per gli insegnanti e gli educatori. E solo con la vostra costante collaborazione possiamo evitare disagi a Voi, al vostro bambino e a tutte le persone coinvolte. Allo stesso tempo, però, queste misure ci permettono di dare alle famiglie lo sgravio che molti sperano. Vi chiediamo anche di perseguire il concetto di “gruppi fissi” nella vostra vita privata e professionale. Si prega di continuare a ridurre i contatti sociali. Per esempio, incontrate solo gli amici della classe di Vostro figlio. Tutto ciò contribuisce a fornire ai bambini la migliore scolarizzazione e assistenza possibile. Per la salute e l’educazione dei nostri figli.

Vi ringrazio molto per la Vostra responsabile cooperazione.
Christian Piwarz

Allegato:
Attestato sullo stato di salute da firmare quotidianamente

Dalla scuola di appartenenza di Vostro figlio avete nel frattempo ricevuto ulteriori informazioni, tra cui il formulario da firmare quotidianamente sullo stato di salute. Vi preghiamo di osservare quanto segue:

  • Vi facciamo vivamente presente che la Vostra attestazione giornaliera mediante l’apposizione della firma è presupposto per la frequenza scolastica di Vostro figlio.
  • Inserite questa attestazione tra le attività consuete quotidiane da svolgere prima che Vostro figlio si rechi a scuola. Date ogni giorno al bambino il formulario da portare a scuola – preferibilmente nella cosiddetta cartellina.
  • A partire dal 25 maggio la scuola non sarà tenuta ad accogliere bambini che non dispongano di un’attestazione sulla salute aggiornata quotidianamente e completa di firma. Nel caso che manchi la Vostra firma per il giorno corrente siete tenuti come genitori a venire immediatamente a prendere in carico l’alunno. Fin quando non si ottempera a questo obbligo, siamo tenuti come ultima conseguenza a ricorrere all’Ufficio di Pubblica Sicurezza fino ad una presa in carico di Vostro figlio.
  • Siete inoltre tenuti a confermare in modo veritiero di non aver rilevato sintomi né nel bambino né in altri componenti del nucleo familiare. Un attestato medico non è necessario. Si tratta di sintomi influenzali da Voi stessi rilevati.
  • Se un bambino dovesse mostrare a scuola sintomi di Covid-19, la scuola è tenuta ad escluderlo dalla lezione e a farlo prendere in carico dai genitori.

Nella virtuosa Germania si protesta contro Merkel, in Italia tutto tace.

Da: Il Dubbio | Leggi tutto su “La camera dello scirocco” |

In Germania, a maggio, ci sono state diverse manifestazioni contro il governo e le misure imposte per l’epidemia – a Berlino, Monaco, Stoccarda, Francoforte, alcune con poche persone, altre da riempire piazze e spazi. Eppure, la Germania ha reagito bene fin dall’inizio all’epidemia: vuoi per un sistema sanitario che aveva “accumulato” terapie intensive – i pensionati-elettori tedeschi sono disposti a accettare tagli su tutto, ma non sulla sanità – e vuoi per un buon coordinamento tra governo centrale e Lander. Nonostante, ha protestato una galassia “stramba”, fatta di No-vax, quelli che il 5G porta il virus, quelli che è Bill Gates per i suoi vaccini, quelli complottisti, quelli neonazisti – ce n’è uno, un cuoco vegano, che dice che la Merkel mette il bromuro negli acquedotti, così i tedeschi se ne stanno buoni.

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Fabbriche Urbane

Da: Süddeutsche Zeitung, di Jochen Bettzieche | Leggi nel sito |

Nei centri urbani non è rimasta quasi più alcuna industria; la produzione è stata per lo più esternalizzata negli scorsi decenni. Ma ora alcune aziende sembrano reinsediarsi.

Nel centro di Kreuzberg, a pochi metri da Oranienplatz e a poche centinaia di metri dal Landwehrkanal, l’azienda Mykita produce occhiali da vista. Su 4500 metri quadrati, distribuiti su cinque piani, in un edificio classificato denkmalgeschützt (“protetto per interesse storico, culturale o artistico” ndr). L’industria manifatturiera sta tornando in città, come alcuni urbanisti visionari e gli ingegneri prevedevano. Le moderne tecniche di produzione lo rendono possibile. Inoltre, spostandosi in centro città diventeranno più attraenti per i dipendenti.

Oggi, in molte metropoli, gran parte dell’industria manifatturiera viene esternalizzata, per lo più alla periferia della città, spesso anche nelle campagne circostanti. “Le zone industriali sono spesso emerse a metà degli anni Settanta, preferibilmente in aree suburbane”, afferma Marion Klemme, capo dipartimento dell’Istituto federale di ricerca sull’edilizia, affari urbani e sviluppo territoriale di Bonn. L’istituto si occupa, tra l’altro, della questione di come sarà la città del futuro. I moderni metodi di produzione, in particolare, offrono la possibilità di riportare i processi produttivi nelle città. Gli impianti di produzione più piccoli e puliti e la stampa 3D hanno trovato il loro posto nelle aree urbane abbandonate, dice Klemme: “I beni di consumo personalizzati vengono prodotti in loco e consegnati al cliente finale nel più breve tempo possibile.”

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Renovabis “I lavoratori dell’Est-Europa considerati come di seconda classe”

Da: RadioDom, di Weihbischof Ansgar Puff | Leggi sul sito |

L’organizzazione umanitaria Renovabis critica “le condizioni di lavoro ingiuste e malsane” dei lavoratori dell’Europa orientale in Germania. Recentemente sono state messe a fuoco le condizioni “ingiuste” dell’industria della carne.

A Coesfeld, Münster, un mattatoio ha dovuto chiudere a causa del Corona virus, ha annunciato mercoledì a Freising la Renovabis.

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Gli ispettori tributari della Nordrhein-Westfalen vengono rallentati nelle indagini contro le frodi

Da: Süddeutsche Zeitung, di Jörg Schmitt | Leggi nel sito |

La lotta contro il Corona è adesso al punto di lottare contro la seconda ondata. Non nel senso di un nuovo aumento del numero di casi, ma contro una seconda ondata di frodi fiscali. Il numero dei casi sospetti in relazione agli aiuti di Stato per l’emergenza Corona è in aumento in tutto il paese. I pubblici ministeri di tutta la Germania hanno avviato 500 indagini. E la tendenza è in aumento. Nella sola Nordrhein-Westfalia, gli investigatori stimano che ogni giorno vengono aggiunti fino a 30 nuovi casi. Per gli inquirenti è una lotta su più fronti, come è ormai evidente. Contro i criminali, contro le attrezzature inadeguate e talvolta anche contro la loro stessa amministrazione finanziaria.

Poiché i “truffatori delle sovvenzioni” spesso possono essere smascherati solo con numeri di identificazione fiscali o di imposta sulle vendite falsi o contraffatti, molti pubblici ministeri e detective vorrebbero chiedere aiuto ai loro colleghi del dipartimento di investigazione fiscale (Steufa). Ma sono stati ostacolati, almeno in Nordrhein-Westfalia, dalla loro stessa dirigenza la scorsa settimana. L’Ufficio regionale delle imposte (OFD) considera l’assistenza amministrativa ai propri inquirenti come una violazione del segreto fiscale. Almeno questa è la conclusione di una lettera dell’OFD al capo dell’inchiesta fiscale di Colonia. L’oggetto è il seguente:
“Competenze al rilascio di dichiarazioni su inchiesta della procura agli uffici del fisco a causa di possibili abusi in relazione all’assistenza emergenziale del NRW (Nordreno-Westfalia)”. Nella lettera, l’autorità finanziatrice elenca le sue riserve sull’assistenza amministrativa di Steufa.

Oltre 600 casi di Corona virus nei macelli della Nordrhein-Westfalen

Da: Der Spiegel, di Nils Klawitter | Leggi sul sito |

Il coronavirus dilaga tra i dipendenti delle macellerie industriali tedesche. In Nordrhein-Westfalen, tutti i lavoratori dei macelli devono ora essere sottoposti a test.

Più di 600 lavoratori nei macelli tedeschi sono ora risultati positivi al coronavirus. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori a contratto rumeni, che spesso vivono in alloggi comuni angusti. Solo nello stabilimento di Müller Fleisch, vicino a Pforzheim, nelle ultime settimane ci sono stati circa 300 lavoratori infetti.

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Dibattito sugli aiuti economici: prima in un paradiso fiscale, poi salvato dallo Stato?

Da: Süddeutsche Zeitung, di Frederik Obermaier und Klaus Ott | Leggi nel sito |

Alcune aziende vogliono soldi dallo Stato durante la crisi, ma usano i paradisi fiscali.
I nuovi dati mostrano il numero di filiali delle società DAX (Il DAX 30 – Deutsche AktienindeX 30 – è il segmento della Borsa di Francoforte contenente i 30 titoli a maggiore capitalizzazione n.d.r.) nei paesi a bassa imposizione fiscale.

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