E se ci toccasse di nuovo restare a casa?

Vanesa Valiño su CTXT| Tradotto da: Diasphera|

L’assenza della questione abitativa nelle agende politiche di ricostruzione è molto preoccupante. Anche la scarsa partecipazione delle città, il cui coinvolgimento è stato fondamentale durante il coronavirus, non è comprensibile.

L’obbligo di “rimanere a casa” ha rivelato i profondi difetti nel sistema abitativo che richiedono un intervento pubblico da parte di tutte le amministrazioni. Ecco alcune delle carenze più notevoli.

Confinamento impossibile. Il primo e più evidente fallimento del modello abitativo è il gran numero di persone incapaci di adempiere all’obbligo di rimanere a casa perché semplicemente non avevano un tetto sotto il quale proteggersi dal contagio. I dati ufficiali, come in molti altri aspetti legati all’edilizia abitativa, non sono chiari, tuttavia si stima che in Spagna ci siano 15.000 persone che dormono per strada.

Molti governi locali, allo scoppio della pandemia hanno reagito con agilità e dosi significative di immaginazione e, a tempo di record, hanno improvvisato centinaia di alloggi di emergenza oltre a centinaia di camere d’albergo. Così Barcellona è arrivata a offrire quasi 3000 letti per i senzatetto e altri gruppi particolarmente colpiti.

Queste strutture di emergenza, ad esempio, hanno dovuto ospitare anche donne vittime di violenza maschile le cui vite erano in pericolo. La maggior parte delle vittime, tuttavia, è dovuta rimanere 24 ore al giorno con il proprio aggressore. Al punto che le richieste di aiuto al governo sono aumentate del 57,9% durante lo stato di emergenza.

Altri confinamenti impossibili che hanno richiesto l’attenzione del pubblico sono stati quelli delle persone che vivono nelle pensioni o negli alloggi scadenti. Tutte hanno bisogno prima o poi stabilmente di case degne . Per questo, i governi locali avranno bisogno di cooperare sia con il resto delle amministrazioni che con agenti privati.

Confinamento di prima e terza classe. D’altra parte, tanti giorni a casa hanno dimostrato l’importanza della qualità dei nostri appartamenti. Le case non sono progettate per vivere il confinamento, è vero, ma il benessere essenziale non dovrebbe dipendere dal potere d’acquisto. Aspetti come la luce naturale, il comfort climatico e acustico, la connessione a Internet, l’accesso agli spazi esterni, sia per uso privato come balconi, sia per uso collettivo, come cortili e terrazze, sono decisivi nel distinguere confinamento di prima o terza classe.

Fortunatamente, l’isolamento è avvenuto in condizioni meteorologiche favorevoli. Tuttavia, tutto sembra indicare che ci sarà un nuovo confinamento. E nulla impedisce che si verifichi in periodi di freddo o caldo in cui la scarsa qualità dei nostri edifici potrebbe duplicare o triplicare il consumo di energia che è già molto elevato (secondo l’Istituto per la diversificazione e il risparmio energetico (IDAE) le case spagnole consumano il 20% dell’energia totale dello stato).

Altri aspetti chiave per valutare il comfort nell’isolamento sono stati i m2 disponibili o l’accesso agli spazi esterni. I dati dell’Osservatorio abitativo metropolitano di Barcellona identificano chiaramente le  profonde disuguaglianze abitative. In particolare, gli appartamenti delle aree ricche della capitale catalana sono, in media, tre volte più grandi, 87m2 in più, rispetto a quelli dei quartieri umili.

D’altra parte, la presenza di terrazze e balconi, sebbene faccia parte della tradizione costruttiva delle nostre città, sta scomparendo dai nuovi edifici come conseguenza dell’aumento dei costi del terreno e delle speculazioni immobiliari. Inoltre, ci sono molte case in cui le terrazze sono state coperte per guadagnare m2 di fronte alla televisione, proteggersi dal rumore delle macchine o evitare il presunto caos degli abiti appesi.

Sicuramente, insieme alla fornitura di alloggi pubblici sufficienti, incorporare criteri di qualità architettonica ed efficienza energetica nel parco esistente, in particolare per alloggi in affitto, rappresenta una delle maggiori sfide che ci attendono. Sia in previsione di nuove pandemie, sia per fermare i cambiamenti climatici e per affrontare le profonde disuguaglianze abitative.

Non a caso, il prestigioso premio per l’architettura Miss Van der Rohe del 2019 è andato a un progetto di ristrutturazione di tre grandi edifici in affitto sociale degli anni ’60, a Bordeaux, in Francia. Un progetto che non solo ha impedito la demolizione di 530 piani, ma li ha aggiornati energicamente, riducendone il consumo del 50% e li ha ampliati di oltre 20m2 attraverso estensioni modulari che hanno permesso di guadagnare spazio interno ed esterno, in tempo record, e senza ricollocare gli inquilini.

Confinamento in tempi di bolle. Negli ultimi decenni, la percentuale considerata ragionevole di reddito da dedicare al pagamento dell’alloggio è passata dal 10% a oltre il 30%. Anche prima della crisi covid-19, molte famiglie, in particolare quelle che vivono in affitto, hanno dedicato oltre il 40% dei loro stipendi all’alloggio, fino al punto che la Spagna era uno dei paesi europei in cui le famiglie dedicavano la parte più alta del loro stipendio al pagamento dell’affitto.

L’estrema vulnerabilità economica degli inquilini, caratterizzata da instabilità del lavoro e bassa capacità di risparmio, lascia immaginare che sarà la più colpita dalla disoccupazione e dalla regolamentazione dell’occupazione. In questo senso, è molto preoccupante che Madrid e la Catalogna abbiano dovuto chiudere i bandi straordinari di aiuti abitativi in poco più di una settimana a causa della valanga di richieste.

In effetti, l’aumento degli affitti negli ultimi anni coincide con una crescente concentrazione di case nelle mani di aziende e grandi proprietari, una realtà che smentisce la presunta atomizzazione della proprietà e la precarietà della classe proprietaria. In assenza di dati statali, vale la pena notare che, secondo l’Osservatorio metropolitano, a Barcellona, ​​l’ 1,6% degli appartamenti pubblici in affitto contrasta con il 32,4% delle case in affitto di proprietà di privati ​​che possiedono più di 10 immobili in città.

Un patto di stato per il diritto alla casa. Queste carenze, a causa dell’assenza di un parco pubblico in affitto, della scarsa qualità costruttiva o degli affitti abusivi, non sono casuali, né rispondono alle proprie predisposizioni genetiche. In realtà, sono le stesse ricette che la signora Ayuso (Presidente Comunidad de Madrid) continua a proporre nella “Comunidad” (Regione) di Madrid, incoraggiata dalla signora Botín e dal “Círculo de Empresarios”.

La risposta pubblica, d’altra parte, deve tenere presente gli errori che ci hanno portato a questo punto e, a sua volta, affrontare nuove sfide come la lotta ai cambiamenti climatici, la connessione universale a Internet, l’invecchiamento della popolazione o il diminuzione degli uffici e dei centri di lavoro a causa del telelavoro.

In particolare, la proposta di Barcellona è quella di promuovere un Patto statale ai massimi livelli che riunisca tutte le amministrazioni con agenti economici e sociali e consenta di presentare proposte solide all’Unione europea. Pertanto, questo patto dovrebbe contenere misure di shock che forniscano soluzioni urgenti alle migliaia di senzatetto e alle famiglie incapaci di pagare affitti impossibili e che a loro volta permettano guadagnare tempo per elaborare proposte a medio e lungo periodo.

Ridurre gli affitti ed estendere i contratti, estendere la moratoria sugli sfratti per almeno altri 6 mesi, recuperare l’uso residenziale di migliaia di appartamenti turistici e costringere i grandi proprietari terrieri a dedicare il 30% delle loro proprietà in affitto ad importi accessibili, dovrebbero essere alcune delle politiche di shock.

Altre politiche, tuttavia, richiedono un po’ più di tempo e investimenti all’altezza degli standard europei, circa all’1,5% del PIL. Qui, i 679 milioni di euro previsti nel Piano statale 2019, contrastano, ad esempio, con i 35.000 milioni che la Francia ha stanziato nello stesso periodo.

Tali risorse dovrebbero servire, tra l’altro, a promuovere una strategia statale per la riabilitazione energetica che riduca la bolletta dell’elettricità, ponga fine alla povertà energetica e generi migliaia di posti di lavoro qualificati.

Insieme alla riabilitazione, un’altra misura urgente per promuovere un’economia verde è quella di espandere il ridotto parco pubblico di case in affitto, attraverso metodi di costruzione industrializzati che, come la costruzione di container marittimi di Barcellona, ​​fanno risparmiare tempo ed energia, come anche rendere possibile un massiccio acquisto di case da parte di amministrazioni e promotori sociali a prezzi inferiori a quelli del mercato, come sta già accadendo in Francia.

Infine, un piano ambizioso deve puntare su nuovi partenariati pubblico-privato per attirare risorse e apprendimento. Come le famose Housing Associations inglesi, o partenariati pubblico-comunità con una lunga tradizione in Europa e che a Manresa, Barcellona e le Isole Baleari stanno promuovendo il cooperativismo in cessione d’uso, dove la  sostenibilità e cura reciproci sono aspetti essenziali.

Il covid-19, in breve, ha solo messo in luce il completo fallimento del modello immobiliare spagnolo ampiamente denunciato dalle organizzazioni sociali. Secondo le parole del Dr. Benito Almirante, capo delle malattie infettive dell’ospedale Vall d’Hebrón, il coronavirus è legato alla povertà, alle condizioni difficili e alla scarsa abitabilità. Quindi affrontare nuove pandemie dipenderà dall’inversione di queste situazioni.

In questo contesto, l’assenza della questione abitativa negli ordini del giorno della ricostruzione è molto preoccupante. Anche la bassa partecipazione delle città, il cui coinvolgimento è stato fondamentale durante il coronavirus, non è comprensibile. Barcellona propone, come è stato detto, un Patto di Stato per il diritto alla casa in modo che “restare a casa” sia un diritto di tutti.

Il mondo locale ha le sue proposte per prevenire nuove pandemie e invertire la crisi economica e chiede che vengano prese in considerazione. Ignorare sua esperienza e conoscenza del territorio può portare a enormi errori di cui ci pentiremo per decenni.

Vanesa Valiño è consigliera per l’edilizia abitativa del Comune di Barcellona.

Pandemia e collasso sistemico

Di: Luis González Reyes. Membro di Ecologistas en Acción| su: Revista Ecologista nº 104.| Tradotto da: Diasphera|

La pandemia del coronavirus ha messo in luce le sue molteplici vulnerabilità derivanti dalla sua eccessiva complessità in una situazione di forte stress. Il covid-19 non causa il collasso del sistema, è un punto di inflessione di quel processo.


La complessità di un sistema sociale può essere valutata con quattro indicatori: il grado di interconnessione dei nodi del sistema (le persone in questo caso), il loro livello di specializzazione, il numero di nodi (la popolazione) e la quantità, la qualità e la topografia delle informazioni in circolazione. Consideriamo i primi tre.

Il nostro ordine socioeconomico è caratterizzato da un livello molto elevato di interconnessione. Questo lo rende molto vulnerabile, poiché i problemi si diffondono rapidamente. La diffusione della pandemia attraverso le reti commerciali e turistiche è un esempio di questa vulnerabilità. È vero che l’interconnessione consente anche agli aiuti di fluire tra territori (se desiderato politicamente ed economicamente), ma ciò che mostra la crisi sanitaria ed economica, che non ha ancora assunto la sua piena dimensione, è che la vulnerabilità è qualitativamente maggiore.

Il nostro sistema ha anche un alto livello di specializzazione in termini di ciò che le persone fanno nei territori. L’autonomia economica è inesistente, soprattutto quando c’è elevata l’interconnessione, il che aumenta la vulnerabilità. In questo modo, la pandemia ci ha mostrato come le maschere non vengono fabbricate qui da noi, così come tante altre cose essenziali per affrontare una pandemia. Ciò ha agevolato la diffusione del coronavirus.

In termini di popolazione, sul pianeta ci sono più essere umani che mai. Inoltre, il nostro stile di vita è principalmente urbano. Un numero elevato di persone affollate consente una rapida diffusione di una pandemia e una maggiore mutazione del virus (poiché si infettano più persone, il che ha provocato diverse decine di ceppi di SARS-CoV-2).

Stress sistemico e pandemia

Il nostro sistema socioeconomico non è solo vulnerabile, è anche soggetto a forti situazioni di stress. Il coronavirus ha trovato un corpo già malato, il che lo ha reso molto più dannoso per il suo ospite. Possiamo elencare vari elementi di stress: crisi energetica e materiale, distruzione dell’ecosistema, cambiamento climatico o società modellate da forti disuguaglianze.

La distruzione dell’ecosistema è un elemento fondamentale dell’apparizione sempre più frequente di nuove malattie nell’uomo. Ciò è dovuto al nostro sistema di allevamento industriale con elevato sovraffollamento e maltrattamento di animali che aiuta la diffusione di malattie e il suo potenziale salto dall’animale all’uomo; al nostro maggiore contatto con la fauna selvatica derivante dalla distruzione dei loro habitat; alla distruzione degli equilibri ecosistemici che controllano la diffusione delle malattie tra le specie; alla diffusione dei vettori di infezione (come le zecche).

Sebbene il resto degli esseri viventi abbia riguadagnato terreno durante il confinamento, non bisogna commettere errori: il livello di degrado degli ecosistemi è molto profondo e ci vorranno migliaia di anni per ripristinarli. Ciò influenzerà il nostro ordine socioeconomico in diversi modi, spingendolo verso il collasso, poiché siamo profondamente eco-dipendenti.

Il cambiamento climatico pone l’accento su molteplici aspetti del sistema. Uno è quello sanitario. A seguito dell’emergenza climatica, si stanno diffondendo vettori di malattie (come la zanzara per la malaria) e si stanno scongelando ampie regioni ghiacciate, il permafrost, rilasciando agenti patogeni con conseguenze imprevedibili.

Infine, le disuguaglianze sociali hanno un ruolo importante nella diffusione del virus. Le popolazioni che hanno condizioni sanitarie peggiori (ad esempio, da una dieta meno sana) sono più colpite dalla SARS-CoV-2 e quindi aiutano il diffondere la pandemia. Le classi povere sono strutturali nel sistema.

Fallimento dell’organizzazione politica, economica e sociale

Nelle prime fasi del collasso del capitalismo globale inizia ad essere evidente che i modi di comprendere e di stare al mondo caratteristici della fase di espansione della complessità sociale non saranno fattibili in quello della semplificazione.

A livello politico, il primato neoliberista è stato espresso in molti modi. Uno è stato lo smantellamento dei servizi pubblici, a cominciare da quello sanitario, che ha portato ad un aumento dello stress sistemico. Ma, più drammatica della distruzione del pubblico è stata quella del comune, la vittoria dell’ideologia dell’individualismo. La pandemia di coronavirus mostra la sua assurdità. Non c’è alcuna possibilità che qualcuno si salvi da solo perché dipendiamo dal lavoro di così tante altre persone. Pensiamo a noi stessi come individui perché nascondiamo i rapporti di cooperazione forzata (possiamo chiamarli sfruttamento) che sostengono la nostra “individualità”. Siamo sopravvissuti nelle nostre case grazie al fatto che ci hanno portato cibo e rimosso la nostra spazzatura. Ma il coronavirus ci ha insegnato qualcos’altro: ciò che ci ha ferito di più è stata la mancanza di socializzazione, poiché questa è una delle nostre caratteristiche di specie e un elemento indispensabile per una vita dignitosa.

A livello economico, stiamo assistendo al fallimento della globalizzazione. Far funzionare il sistema come un unico insieme comporta che il fallimento di una singola parte (ad esempio, il sistema sanitario) si amplifichi e si espanda. Ma la scommessa dell’interconnessione nasconde un altro errore: questa interrelazione è articolata in diversi nodi centrali il cui malfunzionamento mette in difficoltà il resto del sistema.

Uno di questi nodi centrali è il settore finanziario, poiché l’intero sistema economico dipende dal debito, non può funzionare in contanti. La crisi del 2007/2008 venne affrontata con politiche monetarie ultra espansive (tassi di interesse molto bassi e enormi creazioni di denaro) che hanno fatto si che la crisi fosse  meno grave, a breve termine, della Grande Depressione degli anni ’30. Ora si vuole raddoppiare queste misure, ma ci sono due differenze importanti. La prima è che c’è poco spazio di manovra (ad esempio, i tassi di interesse sono già molto bassi). La seconda e fondamentale è che per almeno un paio di decenni il debito mondiale è cresciuto più velocemente del PIL o, in altre parole, il debito non è stato in grado di attivare abbastanza l’economia. Di conseguenza, la bolla finanziaria sta crescendo e il suo inevitabile scoppio è sarà più devastante.

Un altro nodo determinante sono le città. In esse abita la maggior parte della popolazione e sono i nodi principali di creazione del capitale. Ma le città sono enormemente vulnerabili. Il loro funzionamento dipende da un enorme consumo di acqua, cibo, energia e una pletora di merci che possono provenire solo da lunghe distanze, e anche da una complicata gestione dei rifiuti. Possiamo immaginare cosa accadrà alle città (e con esse all’intero sistema) quando questo flusso verrà interrotto a causa di una pandemia più dirompente della attuale o di un’altra causa. E la probabilità che ciò accada sta aumentando.

Un terzo nodo determinante è il nodo energetico. Questo dipende dai combustibili fossili, che non hanno sostituti equivalenti per potenza, disponibilità e densità di energia. Non attribuiamo alle rinnovabili proprietà che non hanno. Al momento, i prezzi del petrolio non consentono il mantenimento di una parte importante dell’industria degli idrocarburi. Uno dei fattori alla base della pandemia di coronavirus. Ciò sta portando al fallimento di molte aziende del settore e della capacità estrattiva. In uno scenario in cui probabilmente abbiamo già superato il picco del petrolio, ciò genererà una disponibilità di energia decrescente, che metterà in corto circuito settori come i trasporti e la petrolchimica, che hanno  un’alta dipendenza dai combustibili fossili. Questi settori, in particolare i trasporti, sono essenziali per mantenere in marcia il sistema.

Dopo aver esposto alcuni esempi del fallimento delle misure politiche (neoliberismo) e economico (globalizzazione), è la volta del nostro ordine sociale basato sullo Stato. Durante la crisi del coronavirus, lo Stato ha mostrato un’immagine di forza e garanzia di stabilità. In realtà è una forma di organizzazione sociale che sta mostrando il suo fallimento. Gli stati di oggi dipendono per il loro finanziamento dai mercati finanziari e dalle tasse, in ultima istanza, dal funzionamento del capitalismo. E solo con i soldi possono mantenere lo status quo. Questo è il motivo per cui sono impegnati in politiche che ci portano a situazioni di crescente vulnerabilità. Pertanto, il governo (spagnolo) del Ministero della transizione ecologica e il “partito del cambiamento” stanno compiendo strenui sforzi per recuperare la crescita economica da cui dipendono. Crescita che può solo aggravare la distruzione ambientale, che genera maggiori situazioni di stress.

L’opzione meno negativa

In conclusione, il collasso sistemico non è caratterizzato da questa pandemia, ma da una serie di malfunzionamenti che si retro-alimentano in un sistema eccessivamente complesso e stressato.

Il collasso sistemico porterà alla sofferenza sociale, poiché non siamo preparati. Tutte le opzioni che abbiamo davanti sono tutt’altro che ottimali, ma la meno negativa per la maggioranza della società è quella che si articola attorno all’idea che l’economia umana debba integrarsi armoniosamente con il resto degli ecosistemi (un metabolismo agro-ecologico), in maniera marcatamente locale, permettendo di diminuire in modo molto sostanziale il consumo di materiali ed energia. Ed è particolarmente vero se questa opzione è accompagnata da forti misure di ridistribuzione della ricchezza e dell’autonomia sociale, che necessariamente attraversano una de-mercificazione e de-saliarizzazione del soddisfacimento dei nostri bisogni. 

Senza l’alleanza tra Spagna e Italia, Germania e Francia non avrebbero cambiato posizione

Diego Díaz Alonso su Nortes | Tradotto da: Diasphera|

Giuseppe Quaresima (Avellino, 1981), è un economista italiano. Laureato all’Università di Siena, ha successivamente lavorato presso l’Università di Malaga, dove vive da un decennio, insieme alla compagna andalusa e al figlio. Non è diventato un economista per diventare milionario o per aiutare gli altri a diventare milionari, ma per cambiare il mondo. Ecco perché ha sempre combinato il lavoro accademico e di ricerca con il lavoro politico e militante. In italia à stato nelle fila Partito della Rifondazione Comunista, e in Spagna ha partecipato sin dalle sue origini a Podemos Andalucía, coordinando la segreteria per l’economia. Segue la politica italiana con la coda dell’occhio. Non gli piace la vera UE esistente, ma nemmeno condivide gli approcci pro-Italexit di una parte della sinistra italiana. Con lui al telefono facciamo una prima valutazione dell’accordo al vertice europeo e delle sue ripercussioni per la Spagna e l’Italia.

Chi vince e chi perde con l’accordo europeo?

Non dobbiamo intenderlo economicamente come un accordo di “somma zero” tra perdenti e vincitori. L’Unione europea nel suo insieme vince. Oggi il progetto europeo è rafforzato, poiché dispone di nuovi strumenti per affrontare situazioni di crisi e recessione.

Ci sono sempre gli sconfitti

In termini politici, vorrei evidenziare come sconfitti Rutte a livello generale e Pablo Casado  a un livello particolare. Alla fine Rutte, sebbene abbia ottenuto una manciata di milioni di euro e alcuni sconti, ha attirato l’attenzione e si è concentrato sulla “pirateria fiscale” dei Paesi Bassi e questo può costargli molto in termini politici. Tempo al tempo.

Enric Juliana ha parlato di un “partito olandese” in Spagna che in cui convergerebbero forze antagoniste: Casado (Partido Popular) e una parte del movimento di indipendenza catalana a favore del “quanto peggio, meglio”

Casado voleva sfruttare la situazione per indebolire il governo spagnolo, sostenendo le petizioni dei paesi “frugali”. Nessuno può capire che in questo contesto il principale partito di opposizione gioca con il benessere di tutto il popolo spagnolo per cercare di logorare il proprio rivale politico. La sua difesa delle riforme ci porta anche alle riforme della crisi del 2012. Esiste un consenso abbastanza ampio sulla necessità di cambiare il quadro: nessuno difende i tagli e il controllo della spesa in questa situazione.

Si può parlare di Piano Marshall?

Vorrei ricordare che, inizialmente, l’adesione all’MES sembrava l’unica soluzione possibile. L’accordo di questa mattina rispetto al punto di partenza è un grande passo avanti. Direi che siamo di fronte a un embrione di Piano Marshall. Sebbene le cifre non siano quelle che inizialmente sarebbero piaciute all’Italia e alla Spagna, è innegabile che con questo accordo il tabù sulla mutualizzazione del debito è caduto. Ed è essenziale per il futuro.

È molto meno denaro di quanto fosse stato discusso all’inizio e viene fornito con tagli alla politica agricola comune o ai fondi per la transizione energetica.

Onestamente credo che gli importi siano ancora insufficienti e non sarei sorpreso se tra qualche mese ci fosse un aggiornamento delle stesse. È importante ora concentrarsi sugli obiettivi, non limitarsi a sostenere questo modello di crescita, promuovere i necessari processi di trasformazione economica, sociale e produttiva. Se si fanno le cose per bene, sarà evidente che una politica espansiva è molto meglio per uscire da una crisi (e in più in una crisi di questa portata) che l’austerità e i suoi postulati fallaci.

Ci saranno adeguamenti e tagli dopo gli aiuti?

A breve termine, tutte le principali istituzioni economiche internazionali indicano la necessità di investire e aumentare la spesa pubblica. In effetti, il problema sarà dal 2022 quando aumenteranno le pressioni per ridurre il disavanzo e imboccare la strada della stabilità di bilancio. È una battaglia politica. E questa battaglia dovrà essere combattuta coraggiosamente. In una fase di crescita, ridurre il deficit e aumentare la spesa non sono incompatibili.

In Europa ci sono anche voci che ci hanno criticato per aver chiesto soldi all’UE per tutto il tempo, mentre continuiamo a non combattere l’evasione fiscale

Deve essere chiaro che la Spagna avrà bisogno di una riforma strutturale del suo sistema fiscale per poterne raccogliere di più. In Spagna c’è un problema di reddito, non di spesa. Sarebbe un errore non toccare il nostro modello fiscale. È necessario definire chiaramente chi e perché debb pagare più tasse e sembra evidente che qualsiasi riforma deve essere progressiva ed equa.

Perché l’Italia ha guidato il fronte della fermezza tra i paesi del sud?

Un piano di salvataggio avrebbe spianato la strada in Italia alla caduta dell’attuale governo e un ulteriore progresso di Salvini e dell’Euroscetticismo. Conte l’ha capito perfettamente. La fiducia degli italiani nelle istituzioni europee è crollata in meno di un decennio. È il risultato delle politiche di austerità imposte nella crisi precedente. Come la Spagna, l’Italia deve investire di più per trasformare il proprio modello di produzione, colmare il divario territoriale e sociale e poter modernizzare la propria economia. Il ricettario della precedente crisi avrebbe intensificato la recessione.

Ritieni possibile consolidare un blocco nell’Europa meridionale?

C’è feeling tra Conte e Sánchez, perseguono gli stessi obiettivi e sanno benissimo che insieme i due paesi rappresentano il 20% del PIL europeo. La costruzione di un blocco del sud in grado di mettere sul tavolo un’alternativa e una proposta chiara è stata essenziale. Senza di questo la Germania e la Francia forse si sarebbero comportate diversamente. È l’importanza della politica.

Germania e Paesi Bassi hanno divisioni reali o condividono il ruolo di poliziotto buono e poliziotto cattivo?

I Paesi Bassi e i paesi “frugali” hanno trattato questa crisi come qualsiasi altra crisi, come se si trattasse di una crisi del debito sovrano o di un’altra crisi finanziaria, e non lo è. Per capirlo basterebbe guardare a  ciò che il Regno Unito, il Giappone e gli Stati Uniti propongono. La Merkel e il suo governo hanno capito che questa crisi è diversa e che stiamo affrontando contemporaneamente uno shock di domanda e offerta. Ecco perché per la Germania l’obiettivo principale non è stata la stabilità finanziaria dei paesi, ma la difesa dello spazio comune  del mercato unico. Alla fine si è visto che Rutte era più interessato alle elezioni nel suo paese che al futuro del progetto europeo. Tanto che si è risolto con una manciata di milioni in più per i paesi “frugali” e con alcuni sconti. Questo non significa che gli interessi della Germania e dei Paesi Bassi siano antagonisti e che la Germania abbia cambiato strategia, ma si apre lì una crepa e dobbiamo approfittarne.

Si parla di economia verde, ma poi il fondo per la Transizione giusta viene tagliato?

È un peccato, ma quando si tratta di subire riduzioni degli importi, bisogna vedere dove tagliare. Tuttavia, è essenziale che i governi del Sud siano molto chiari sul fatto che non possono perdere il treno della transizione energetica. Sarebbe un disastro restare indietro. Sarà necessario tornare all’attacco su questo aspetto e integrare le risorse del fondo per la ricostruzione con risorse proprie. Non è impossibile.

Vedremo un cambiamento significativo nella politica economica dell’UE nei prossimi anni?

Abbiamo dovuto assistere a due crisi storiche affinché l’UE cambiasse direzione di marcia. È un punto di partenza. Sarà essenziale fare le cose nel modo giusto e continuare a rafforzare il blocco del sud per approfondire questo cambiamento. Attenzione, tutto questo non è abbastanza, prima o poi dovremo prendere in considerazione la riforma delle regole del gioco. I trattati attuali si sono rivelati inadeguati per far fronte alle sfide che ci attendono.

Speciale Coronavirus con Silvio Paone

Incontro con Silvio Paone 14/06/2020, biologo dottorato in microbiologia, malattie infettive e sanità pubblica, collabora con la pagina fb “Coronavirus – Dati e analisi scientifiche”.

Riproponiamo di seguito i video estratti dalla discussione con Silvio Paone durante l’evento telematico del 14/06/2020 organizzato da Diasphera


Cos’è un coronavirus, come si trasmette e cosa sappiamo oggi sul virus e sulla malattia.

Che differenza c’è tra un tampone e un test sierologico? Perchè non si fanno a tutta la popolazione? Come si analizzano i tamponi? Che certezza scientifica hanno?

Dobbimo aspettarci una seconda ondata di contagi in autunno? Come ci stiamo preparando?

Il virus circolava già da ottobre?

In Germania riaprono le scuole e senza particolari restrizioni, scelta azzardata? Diversità di approccio tra i vari paesi europei, chi punta all’immunità di gregge?

Abbiamo riscoperto l’importanza della sanità pubblica, della programmazione e della sorveglianza sanitaria, troppo tardi? Cosa non ha funzionato nell’eccellenza sanitaria lombarda? Cosa hanno fatto le strutture sanitarie private per aiutarci a combattere il Covid? La prima linea del personale sanitario contro il virus, ripagati con applausi e retorica?

Cosa cambierà nelle nostre abitudini? Continuerà l’attività della vostra pagina “Coronavirus – Dati e analisi scientifiche”?

Germania, lo stato toglierà ai genitori i bambini senza certificato anti-Covid?

Debunking: traduciamo la circolare originale

Egregi Signore e Signori,
Cari genitori,

Nella lettera ai genitori dell’8 maggio Vi ho contattato e Vi ho spiegato i nuovi passi da compiere per tornare ad aprire a ciclo ridotto le scuole materne, elementari e le scuole differenziali per le classi dalla 1 alla 4. Questo permetterà ai nostri figli di tornare a scuola. Nel frattempo, molti genitori si sono rivolti a noi sia con richieste di più ampia apertura delle scuole, sia con altre preoccupazioni. Potete essere certi che accoglieremo e valuteremo ogni suggerimento, ogni richiesta, ma anche le preoccupazioni che sono state sollevate.

La pandemia di Corona continuerà ad affliggerci per molti mesi a venire. Dovremo soppesare le varie opzioni più e più volte. Ciò riguarda anche una recente decisione del Tribunale amministrativo di Lipsia. Genitori di un alunno di 7 anni di una scuola elementare di Lipsia nel Freistaat della Sassonia si sono rivolti a quell’istante con procedura d’urgenza contro l’apertura della scuola elementare. La decisione del Tribunale amministrativo di Lipsia riguarda solo il singolo alunno in qualità di richiedente e ha effetto solo per lui e per la scuola elementare interessata.

Sono sincero nell’ammettere che mi rammarico per questa decisione. Tuttavia, la faremo esaminare dal Tribunale amministrativo superiore. Ciononostante, restiamo fedeli alla nostra decisione di aprire le scuole. Tuttavia, inizialmente lasceremo ai genitori degli alunni delle scuole elementari e degli alunni delle classi elementari o inferiori delle scuole differenziali fino al 5 giugno 2020 l’opzione di decidere se i loro figli rispetteranno i loro obblighi scolastici obbligatori frequentando le lezioni di frequenza a scuola o studiando a casa. Così facendo, rispettiamo sia la decisione del Tribunale amministrativo di Lipsia che gli interessi degli alunni delle scuole elementari. Continuiamo a credere che il nostro concetto di riapertura della scuola sia un modo adeguato per attuare il controllo delle infezioni in modo appropriato all’età. In questo modo, rispettiamo il diritto sancito dei bambini a partecipare e ad essere educati. Non vogliamo che i bambini in particolare vengano penalizzati.

I bambini in età scolare non sono in grado di rispettare le regole sulla distanza per tutta la giornata scolastica. Per questo motivo è un prerequisito per l’apertura delle scuole che gli alunni delle diverse classi non si mescolino tra loro. Questo concetto di classi fisse ha lo scopo di contribuire al tracciamento delle catene infettive in caso di contagio. Un ulteriore prerequisito è la conferma dello stato di salute. I bambini possono frequentare le lezioni solo se né loro stessi né i membri della famiglia presentano sintomi della malattia di Covid. Sappiamo che le norme che devono essere applicate sono molto severe.
Troverete le informazioni corrispondenti nell’allegato.

Per Voi genitori questo significa lavoro supplementare a causa delle nuove procedure.
Tuttavia, Vi preghiamo di contribuire a far sì che queste siano rigorosamente rispettate. Lo dobbiamo alla tutela della salute dell’intera comunità scolastica. Per i Vostri figli, ma anche per gli insegnanti e gli educatori. E solo con la vostra costante collaborazione possiamo evitare disagi a Voi, al vostro bambino e a tutte le persone coinvolte. Allo stesso tempo, però, queste misure ci permettono di dare alle famiglie lo sgravio che molti sperano. Vi chiediamo anche di perseguire il concetto di “gruppi fissi” nella vostra vita privata e professionale. Si prega di continuare a ridurre i contatti sociali. Per esempio, incontrate solo gli amici della classe di Vostro figlio. Tutto ciò contribuisce a fornire ai bambini la migliore scolarizzazione e assistenza possibile. Per la salute e l’educazione dei nostri figli.

Vi ringrazio molto per la Vostra responsabile cooperazione.
Christian Piwarz

Allegato:
Attestato sullo stato di salute da firmare quotidianamente

Dalla scuola di appartenenza di Vostro figlio avete nel frattempo ricevuto ulteriori informazioni, tra cui il formulario da firmare quotidianamente sullo stato di salute. Vi preghiamo di osservare quanto segue:

  • Vi facciamo vivamente presente che la Vostra attestazione giornaliera mediante l’apposizione della firma è presupposto per la frequenza scolastica di Vostro figlio.
  • Inserite questa attestazione tra le attività consuete quotidiane da svolgere prima che Vostro figlio si rechi a scuola. Date ogni giorno al bambino il formulario da portare a scuola – preferibilmente nella cosiddetta cartellina.
  • A partire dal 25 maggio la scuola non sarà tenuta ad accogliere bambini che non dispongano di un’attestazione sulla salute aggiornata quotidianamente e completa di firma. Nel caso che manchi la Vostra firma per il giorno corrente siete tenuti come genitori a venire immediatamente a prendere in carico l’alunno. Fin quando non si ottempera a questo obbligo, siamo tenuti come ultima conseguenza a ricorrere all’Ufficio di Pubblica Sicurezza fino ad una presa in carico di Vostro figlio.
  • Siete inoltre tenuti a confermare in modo veritiero di non aver rilevato sintomi né nel bambino né in altri componenti del nucleo familiare. Un attestato medico non è necessario. Si tratta di sintomi influenzali da Voi stessi rilevati.
  • Se un bambino dovesse mostrare a scuola sintomi di Covid-19, la scuola è tenuta ad escluderlo dalla lezione e a farlo prendere in carico dai genitori.

14 Giugno ore 16 – Corona Virus: a che punto è la ricerca?

Con Silvio Paone, biologo dottorato in microbiologia, malattie infettive e sanità pubblica. Collabora con “Coronavirus – Dati e analisi scientifiche

Parleremo in modo approfondito degli aggiornamenti della ricerca, quali conferme possiamo cominciare ad avere? Quali passi avanti su cure o vaccini?
Per fare chiarezza nella tanta confusione che arriva dalle fonti mainstream, e magari poter fare anche delle valutazioni sulle misure di prevenzione in atto.
Sarà possibile ovviamente intervenire con delle domande da rivolgere al Dott. Paone o considerazioni da condividere con tutte e tutti le/i presenti.
NON MANCATE!

DIRETTA YOUTUBE ALLE ORE 16 sul nostro canale.
Sarà possibile porre domande all’esperto direttamente durante la diretta.

Nella virtuosa Germania si protesta contro Merkel, in Italia tutto tace.

Da: Il Dubbio | Leggi tutto su “La camera dello scirocco” |

In Germania, a maggio, ci sono state diverse manifestazioni contro il governo e le misure imposte per l’epidemia – a Berlino, Monaco, Stoccarda, Francoforte, alcune con poche persone, altre da riempire piazze e spazi. Eppure, la Germania ha reagito bene fin dall’inizio all’epidemia: vuoi per un sistema sanitario che aveva “accumulato” terapie intensive – i pensionati-elettori tedeschi sono disposti a accettare tagli su tutto, ma non sulla sanità – e vuoi per un buon coordinamento tra governo centrale e Lander. Nonostante, ha protestato una galassia “stramba”, fatta di No-vax, quelli che il 5G porta il virus, quelli che è Bill Gates per i suoi vaccini, quelli complottisti, quelli neonazisti – ce n’è uno, un cuoco vegano, che dice che la Merkel mette il bromuro negli acquedotti, così i tedeschi se ne stanno buoni.

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Covid-19, APPELLO INTERNAZIONALE: Tre proposte per il lavoro

da: Il Manifesto | Leggi nel sito|


Democratizing Work. Questo importante appello di oltre 3.000 ricercatori di tutto il mondo esce oggi in simultanea su 41 giornali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de São Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto

Questo appello, Democratizing Work, esce oggi in simultanea in 25 lingue su 41 testate internazionali, tra cui El Comercio, Boston Globe, Guardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de São Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le Soir, Le Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps, South China Morning Post. In Italia gli autori hanno scelto il manifesto.

L’appello è stato firmato da oltre 3.000 accademici e ricercatori di più di 650 università del mondo. Tra questi, Elisabeth Anderson, Thomas Piketty, Dani Rodrik, Jan Werner Mueller, Chantal Mouffe, Claus Offe, Julie Battilana, Joshua Cohen, Nancy Fraser, James K. Galbraith, Axel Honneth, Jan-Werner Müller, Benjamin Sachs, Debra Satz, Nadia Urbinati, Sarah Song, Lea Ypi, Isabelle Ferreras, Dominique Méda, Saskia Sassen, Lawrence Lessig.

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Gli ispettori tributari della Nordrhein-Westfalen vengono rallentati nelle indagini contro le frodi

Da: Süddeutsche Zeitung, di Jörg Schmitt | Leggi nel sito |

La lotta contro il Corona è adesso al punto di lottare contro la seconda ondata. Non nel senso di un nuovo aumento del numero di casi, ma contro una seconda ondata di frodi fiscali. Il numero dei casi sospetti in relazione agli aiuti di Stato per l’emergenza Corona è in aumento in tutto il paese. I pubblici ministeri di tutta la Germania hanno avviato 500 indagini. E la tendenza è in aumento. Nella sola Nordrhein-Westfalia, gli investigatori stimano che ogni giorno vengono aggiunti fino a 30 nuovi casi. Per gli inquirenti è una lotta su più fronti, come è ormai evidente. Contro i criminali, contro le attrezzature inadeguate e talvolta anche contro la loro stessa amministrazione finanziaria.

Poiché i “truffatori delle sovvenzioni” spesso possono essere smascherati solo con numeri di identificazione fiscali o di imposta sulle vendite falsi o contraffatti, molti pubblici ministeri e detective vorrebbero chiedere aiuto ai loro colleghi del dipartimento di investigazione fiscale (Steufa). Ma sono stati ostacolati, almeno in Nordrhein-Westfalia, dalla loro stessa dirigenza la scorsa settimana. L’Ufficio regionale delle imposte (OFD) considera l’assistenza amministrativa ai propri inquirenti come una violazione del segreto fiscale. Almeno questa è la conclusione di una lettera dell’OFD al capo dell’inchiesta fiscale di Colonia. L’oggetto è il seguente:
“Competenze al rilascio di dichiarazioni su inchiesta della procura agli uffici del fisco a causa di possibili abusi in relazione all’assistenza emergenziale del NRW (Nordreno-Westfalia)”. Nella lettera, l’autorità finanziatrice elenca le sue riserve sull’assistenza amministrativa di Steufa.